coniglirosa ©

accoglienza

quando hai un problema
pensa ai coniglirosa ©
e batti la manine sulla testa.
tutto andrà bene.
finchè regge la
corteccia cerebrale.

coniglirosa
mobile photoblog

contaconigli

avete pensato coniglirosa!
*loading* volte


i controlli sono l'unica difesa


lunedì, 29 giugno 2009
Fiori da Rancio ©

coniglirosa.splinder.com

Io, lo sanno tutti e lo ripeto sempre, ho avuto un'infanzia a dir poco difficile e un'adolescenza oltremodo turbolenta. Ogni volta che lo ripeto, succede che succede qualcosa di bello, o di commovente, o di terribilmente buffo e tutta la mia staccionata di dialettica al fulmicotone con la quale mi sono esercitata per anni viene tinta di rosa da un qualunque bambino ciccioso col cappello di paglia al quale voglio offrire un leccalecca. Volevo tornare a casa e scrivere arrabbiata di un sacco di cose, scivolare brevemente sull'episodio matrimonio più bello della mia vita, e svommicare una serie di lamentela che sarebbero oscillate dal caro pane agli anni ottanta che ci muoiono intorno passando per la mia sacrificata vita in carriera ma più che altro in pattumiera che mi costringe a dare un'occhiata, e poi un'altra, stavolta con maggiore riguardo, alle terribili domande (quelle, si, quelle per inseg_____ ) no, non riesco neanche a scriverlo, appunto.
Arrivo a casa, e ho una pessima
- discussione telefonica
- discussione personale
e trovo una pessima
- sorpresa che la puntata di stasera non è pronta
- sorpresa che sorpresa, qualcuno ha bisogno che io sia decisionale
e quindi dico mondo, ho capito, vuoi che farcisca il tutto con le piccole umiliazioni quotidiane cui la vita mi sottopone quotidianamente, tipo riuscire a sistemare, dopo tre minuti che il tecnico telecom se n'è andato sbeffeggiandomi in quanto femmina non abbastanza cessa da capire di tecnologia, e senza possibilità di gongolare, il fax, internet e persino un filo diretto con gesucristo che no, non è per niente contento di sentirmi.
Allora mi apro l'editor, mi metto con buona pace in posizione e tac.
Dalla villetta qua sotto parte una canzone.
Grazie mille. Che io non so se voi la conoscete. Ma io si. A memoria. Per averla cantata alla mia recita di quinta elementare. Per un attimo mi affaccio a vedere se ci sono i miei compagni di classe che sono venuti a farmi una sorpresa. No, ovviamente non ci sono. Ma uno di loro lavora qua sotto. E sono sicura che l'abbia sentita anche lui. E allora cazzo, ne devo parlare del matrimonio, e senza rovinare niente.

Lo sposo è bellissimo. Il suo picchetto è bellissimo. Io sono la migliore amica, capite. Poco poco ex, ma sopratutto migliore amica. Che la notte prima dei suoi esami di stato gli ripetevo la seconda guerra mondiale mentre dormiva sperando servisse a qualcosa. E nelle foto io sono praticamente una spanna sotto la sua spalla. E i genitori mi abbracciano e baciano e delegano agli onori del caso. Il giardino sembra fiorito apposta, io non riesco neanche a capacitarmi di poter esprimere concetti così. Così. Così, capite. Le donne in questi abiti a sirena, gli uomini in questi abiti doppi, tripli, che lui per smettere di pestarmi, giacchè non mi vede, deve girarsi ogni volta di 180°.
La chiesa è accanto casa, e io con la mia scassatissima, nonchè sporca di bitume, carretta, cerco di restarmene buona in disparte all'ultimo posto. Con le scarpe di riserva pronte. Ho comprato delle scarpe fuxia due ore prima della cerimonia. Vabbè. Capite bene quanto ero contenta.
E poi, dopo che il testimone si precipita lungo la navata avvolto in una nuvola di fumo, entra la sposa. E io piango. E cerco di spiegare perchè alla cugina canadese. Ma lei vuole solo sapere se le mie scarpe ci sono in argento, così può comprarsele pure lei, per il suo matrimonio. E io piango e dico no, niente argento. Piango da due giorni in realtà. Da quando lui è venuto a casa a preparare la serenata. Alla quale non ho potuto partecipare. Poi finisco di piangere, la mia auto mi molla, io e il mio accompagnatore andiamo in macchina con i genitori dello sposo, e arriviamo in questo paradiso di piscine e minigolf. Minigolf. Saremo tutti ubriachi in pochissimo, io rimorchierò la cantante polacca e alcuni invitati in uniforme, lo sposo verrà bendato e strusciato da tutti nonna di lei compresa, ballerà un valzer col mio accompagnatore, e a farcire il tutto fuochi d'artificio e palloni aerostatici. E minigelati! E pasticceria alla Mariantonietta!
Torneremo alle cinque, su una decappotabile, pregando tutti lo sposo, l'indomani, quando ti sposi di nuovo? .w

schiaffato da coniglirosa © alle 21:08 | link | commenti (26) |
boogie, cavalleria, coniglirosa, estrapolazioni, noncisicrede, famigliarmente strani, we half family, erramaespaturnata, workingirl

giovedì, 14 maggio 2009
lumaca

torno a casa alle due, questa settimana, a mangiare ogni giorno un'insalata diversa. torno a casa alle due, ogni giorno, facendo la salita e tirando dritta, cercando l'ombra degli alberi e scansando i meccanici. torno a casa a mangiare. prima mi spoglio. poi mangio. poi mi rivesto. poi esco. il caldo dà l'idea che un piccolo aneurisma stia nascosto tra l'orecchio e l'astina degli occhiali. il caldo ti fa appannare la vista. le lucertole si nascondono in casa, col caldo. dalla camera da letto seguono lo spiffero, attraversano il soggiorno, aspettano che tu prenda il giacchetto, anzi, aspettano che ti scordi di prendere il giacchetto e non appena apri la porta per uscire, zac, le lucertole scappano al freddo delle scale.

guardavi le kelly pochette in lucertola, prima, e pensavi: quante lucertole ci vogliono? con cosa le tingono per ottenere questo rosa meraviglioso?

arrivo che l'incontro è già iniziato ma tutti ci stavano aspettando, mi forniscono del materiale che mi manca, mi osservano di sottecchi per capire se sghignazzo nel mio intimo o se sono pronta per essere cooptata. una rampa di scale più sotto ci attende il buffet, composto da cibi non cibi: polpette con uva, parmigiana con la bietola, insalata non russa. una lumaca attraversa in diagonale la stanza, fino ad arrivare all'angolo del caminetto. sono convinta di essermela portata da casa.

penso, ora racconto della lumaca che avevo anni fa, di come sia miracolosamente sopravvisuta a due giorni in ammollo nella varechina e poi al tragico tuffo nel cesso dal quale la ripescammo per il rotto della chiocciola.
magari un'altra volta, mi dico.

schiaffato da coniglirosa © alle 23:07 | link | commenti (19) |
citazionismo, estrapolazioni, vita socioanimale, workingirl

martedì, 05 maggio 2009
le bugie hanno le gambe corte

post gemellato con questo, ovviamente

per la serie non ci facciamo mancare niente: bianco, rosa fiocco, agata, fuxia, ametista, pavone, acciaio.

coniglirosa.splinder.com

tutto è iniziato al primo calore: dopo avere passato un intero inverno in collant agata, al pensiero di separarmene mi reco speranzosa in pellegrinaggio al centro commerciale con in testa l'assurdo pensiero ma dai, lo sanno che le donne poi si affezionano a un colore e poi devono averlo declinato in ogni altra cosa. dai, che lo sanno. lo sanno. lo sapranno.
lo sanno davvero. solo che agata non mi è bastata, come resistere all'acciaio, al fuxia uguale all'ultimo reggiseno miracoloso, al 3x7, come fare. non si fa, infatti.

provo il nuovo mascara vibrante lancome. 31 euro per un vibratore da borsetta insospettabilissimo. che si vanta essere pure waterproof. che quando torno e faccio la doccia si scioglie come lo stecco del liquì in mano. che forse ho sbagliato ed è la confezione ad essere waterproof e si può usare pure sotto la doccia. ups. e che non fa neanche i ciglioni: donne, sappiatelo, se sperate di commuovere qualcuno a suon di flap flap, potete scordarvelo. però.
è un mascara che vibraaaaaaaa! insomma, tra un paio di stipendi me lo compro, è ovvio.

ma per la serie  non ci facciamo mancare niente mentre proseguiamo imperterrite tra splendide mini emo e militari ci imbattiamo nell'ex e nuova ragazza. ok, qualcuno dei miei amici le ha dato un soprannome cattivo. ma, e qui apriamo la prima parentesi:  io lei non la odio. io per lei mi dispiaccio. non con superbia. mi spiace e punto. anzi, l'ultima volta che ci siamo viste abbiamo pure chiacchierato di capelli. io non sono mica un mostro mangia ex. chiusa parentesi.
io non odio neanche lui. anzi, io a lui gli voglio pure bene, che mica ci siamo lasciati male o cosa. semplicemente, dopo anni e anni e anni, abbiamo smesso di stare insieme. sono venuti alla mia laurea, mi han fatto i regalini.
e lui oggi mi saluta a stento. a stento! come a dire ti saluto perchè devo ma mica ti tirerei fuori dalle fiamme neanche avessi una tuta ignifuga e tu fossi vestita di spandex.

parentesi quadra: io ho già un ex che non mi parla più, non me ne serve un altro. io vado d'amore e d'accordo con tutti gli ex, ma tutti tutti tutti. mi presentano le fidanzate, mi mandano le catene di auguri, mi vogliono bene pure quelli che gli dato i due di picche per dire. tranne questo che ad un certo punto al ritorno da un'estate mica ho capito perchè ma ha smesso di parlarmi, e dopo anni nessuno ha idea del motivo e io l'unica cosa che mi viene in mente è che quell'estate ero stata con un suo amico ma lui era già stato con tipo altre tre mie amiche e mica ci eravamo presi a sassate, anzi. e poi di bello e di buono mi ha fatto voto di clausura. che poi quest'anno la sua ex che era amica mia me l'ha suggerito su, diomiperdoni, facebook e io non ho resistito all'ironia della cosa e ora ce l'ho tra gli amichetti e mo gli dico di nuovo ciao. che cazzo, abbiamo potuto scopare e non possiamo salutarci, ma che siamo, scemi?

chiusa la parentesi quadra, dicevamo:
hai capito caro ex, io ce l'ho già un ex che mi rovina l'immagine di quella che non ha mai problemi con gli ex, e mo pure tu? e tutto è successo nel tuo cervello? l'ultima volta che ci siamo visti avevi il contenitore delle urine sul cruscotto ed eri meno imbarazzato, ti vorrei ricordare.

ma poi ho capito.
lui mi ha aggiunto due volte su, diomiperdoni, facebook. e due volte mi ha cancellato. lui sta la con uno pseudonimo ad aggiungere un sacco di amichette e un sacco di amiche mie che gli piacevano e prima non poteva mica, eh.

parentesi graffa. figuriamoci che una di queste, una di queste, signori, è fidanzatissima con un amicissimo del mio fidanzatocompango e io a questa ragazza l'invito a cena e le voglio pure bene.
io divento amica con le tipe che gli piacevano, e lui come ricambia? lui le mie amiche le infastidisce continuamente in chat. io ho le mie relazioni sociali secolari e lui puff, boom, crash. chiusa parentesi.

e dicevo, quindi, ho capito. che è coda di paglia. io mi faccio i problemi che uno mi odia senza motivo e invece c'ha solo la coda di paglia. o si spara le pose, ma vabbè.
che se fossi carrie chiuderei con una bella domanda: quando un ex non ti saluta davanti la fidanzata, di cosa si vergogna?
invece io, e lo so pure voi, io chiuderei con facebook è il male.

schiaffato da coniglirosa © alle 23:28 | link | commenti (20) |
complicazioni, boogie, citazionismo, cavalleria, coniglirosa, universitudine, il diavolo gioca a calcio, estrapolazioni, scialacquamento, vita socioanimale, fotogrammatica

mercoledì, 08 aprile 2009
voleva essere un avvincente racconto, invece è un noioso resoconto

mattina. spengo la sveglia e mi alzo. devo lavare i capelli. mi organizzo.
lavo i capelli, intanto che si asciugano un po' metto a fare il caffè, e avvio in lavatrice i panni in candeggina da ieri. comincio a stirare i capelli. ma prima spengo la lavatrice, ricordatelo, o salta la corrent_______

lascio il caffè a squagliarsi sul fuoco. io ho tanti capelli da stirare. il caffè decide che non può aspettarmi. esce, sbuffa, sbolle, squaglia, sporca.
mi ricordo del caffè. ma porcaputtana.

devo andare a lavorare. ma devo fare un giro prima. un'ora di spazzolaefon e sono ancora lavorativamente impresentabile. ma devo uscire. faccio il giro che devo fare. ora posso andare a lavorare.

ho 3 scelte

a) la solita. è chiusa per lavori improvvisi.

b) l'insolita. c'è un semaforo per lavori. per frana. il semaforo dura talmente tanto che i capelli mi si sporcano nell'attesa

c) l'impensabile. tornare indietro nel traffico e arrivare al ponte prima che la giornata lavorativa si possa ancora definire tale.

scelgo la c. attendere sotto la frana imminente di questi tempi non sembra saggio.
arrivo al ponte. il ponte è bloccato.
da un cadavere.
che mi sfila davanti lento lento, un manichino.
faccio per stropicciarmi gli occhi. ancora non sono riusciti a chiudere la porta dell'ambulanza.
quando arrivo a lavoro, alle 11.30, penso che
mi viene da piangere. non ho fissato bene i panni sullo stendino. sono morta e non lo so ancora. non ho preso neanche un cazzo di caffè.

poi mi guardo allo specchio. sara lovely sara doveva provare la stessa sensazione, pensando ai boccoli di lavinia.
torno a casa. non pranzo non prendo il caffè bestemmio ed esco che altrimenti mi arrabbio ancora di più. non controllo i panni.
cerco di sperperare  più soldi possibili in pesanti collane inabbinabili.

trovo un parrucchiere. arrivo tardi di un'ora al lavoro. però i capelli mi piacciono.
non ho ancora preso il caffè.

torno a casa col mal di testa come se mi stesse masticando il cervello il mordiroccia della storia infinita.

trovo un paradossale parallelismo tra il post  (questo) e il pre (l'altro).

quando all'ora di cena suona il citofono mi viene da piangere.

schiaffato da coniglirosa © alle 21:00 | link | commenti (14) |
complicazioni, estrapolazioni, noncisicrede, scialacquamento, erramaespaturnata, workingirl

mercoledì, 25 marzo 2009
alla fiera del sud

E' appena passata la settimana della Fiera. La Fiera è una delle 3 cose che aspettavo fremente quando avevo 17 anni e non avevamo cellulari e sapevamo comunque che la sera eravamo tutti là a ballare, a bere, a scansare risse, a importunare musicisti. La Fiera significa lasciarsi possedere da urla odori colori umori. Mangiare le mele caramellate e divellere le bancarelle da un euro. Il tepore del primo sole sui muretti che costeggiano il fiume. La fiera sono i miei grandi amori, le grandi piche, i grandi amici che ti portano alla ricerca dell'oggetto perfetto dell'anno: la borsa di vernice tarocca, gli occhiali di audrey, e qualsiasi cosa sbrilluccicante. La fiera quest'anno è le fragole caramellate e le risse delle signore, è camminare a braccetto e poi sole e poi lasciarsi stordire dall'orgia di oggetti voci tende stiletti e piante grasse. La Fiera è la sera, dove vanno gli ambulanti a mangiare, dove la borsa di vernice tarocca ti imbarazza, dove balli e lui e loro suonano e allora ti senti a casa e anche loro, si sentono un po' a casa. E quando li ritrovi la mattina non li scansi come scansi le signore coi passeggini,  ma li saluti, vi riconoscete. La Fiera è un piccolo miracolo, ogni anno, che mi viene mostrato e per cui ringrazio.

Anche il ragazzo del supermercato che stasera mi ha incartato il pollo arrosto e non mi ha fatto pagare l'intera vaschetta di patate, è qualcosa per cui ringrazio.

schiaffato da coniglirosa © alle 21:14 | link | commenti (9) |
boogie, cavalleria, estrapolazioni, concertatamente, scialacquamento, sagrafestivalrassegnati



i coniglirosa e i pescinigli fanno colazione da tiffany ©